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BENTORNATA JENNY...
INTERVISTA A JENNY SORRENTI
di Claudio Giuffrida
Bentornata Jenny Sorrenti, con tanta buona musica ed una voce sempre più bella ed incantevole. Sabato 9 settembre il concerto è stato vario e coinvolgente, piacevole anche da vedere grazie ai musicisti che lhanno accompagnata: Marcello Vento alle percussioni e Vincenzo Zenobio alla fisarmonica.
Marcello Vento in particolare, musicista dalle mille risorse etno-musicali e dai mille travestimenti, è stato capace anche di interpretare con una mimica incredibilmente efficace i ritmi di cui è stato padrone ed ideatore.
Fantastica e molto gradita anche dal pubblico la sua voglia di raccontare le storie legate ai suoi strumenti originali e modificati. Irrefrenabile nel suo piacere di trasmettere la passione per percussioni di ogni tipo e cultura ha evocato anche i suoi trascorsi con il Canzoniere del Lazio: mestiere, professionalità e simpatia da vendere.
Alla fisarmonica con fraseggi sempre azzeccati e trascinanti Vincenzo Zenobio da Scauri
Misurato negli interventi ma sempre puntuale nel contribuire al variegato sound di Jenny in modo molto efficace.
Con il Jenny Sorrenti Trio si è visto come anche la musica davanguardia può essere molto varia e godibile senza perdere di intensità e di spessore musicale.
Jenny dolcissima ed affascinante al termine del concerto ci ha rilasciato una lunga intervista, raccontandosi con molta naturalezza, piacere e facendoci parte della sua sincera umanità e preziosa autenticità.
Fa sempre molto piacere ritrovare in un musicista un così significativo grado di coerenza: espresso negli anni 70 nel rock progressive dei primi tuoi album come Saint-just dove fondevi sperimentazioni vocali, spirito ribelle, lamore per i poeti maledetti francesi, il progetto di un gruppo che era laboratorio musicale, comunità di vita, forte empatia tra i musicisti. Coerenza che ora è espressione dello studio e della ricerca delle tue radici gallesi per parte di madre e partenopei per parte di padre.
Vuoi raccontarci dove ti ha portato questo percorso?
Innanzitutto ho iniziato con lavanguardia negli anni 70 ed anche questa ricerca a cui sto lavorando adesso è basata sempre sulloriginalità, nel rielaborare cose antiche del passato, dei brani tradizionali. Mi è sempre interessato vedere dove mi poteva portare una ricerca di questo tipo, proprio perché vengo dalla sperimentazione dalla avanguardia.
Per cui adesso ho chiuso i libri e ho fatto mio questo riarrangiare brani medievali che sono stranissimi del 1100, 1200, soprattutto di autori anonimi, brani che nascevano tra la gente.
Mi ha sempre incuriosito come poter stravolgere e fare miei questi brani che stanno facendo parte del mio percorso attuale insieme a mie composizioni inedite, che componevo già dalletà di 16 anni e che ho continuato a comporre anche quando non incidevo dischi.
Tu mi chiedi dove mi ha portato questo percorso, dove mi porterà questa ricerca che continuerò cercando di andare anche oltre. Nel prossimo disco oltre a ricerca musicale ci sarà un ritorno alla potenza dellavanguardia e alla forza del progressive.
Il percorso attuale mi ha portato però soprattutto a capire che la musica del passato è importante, perché quella del 1200 è molto scarna e comunicativa e permette al musicista anche di stravolgerla. Spesso ci sono dei tempi irregolari che puoi riportare su tempi più regolari con la libertà di lavorarci e quindi di cambiare e stravolgerne la struttura musicale.
Ovviamente non ci si sveglia al mattino e si riesce a farlo, ci deve essere il gusto creativo , la fantasia ed anche lo studio che ho focalizzato sulla musica antica, medievale, tradizionale che poi ho trasceso con la creatività.
Ho studiato per 10 anni anche musica lirica e classica, lopera, ho cercato di documentarmi il più possibile perché in questo lavoro non ci si improvvisa.
Mi porterà ancora oltre, dove forse non lo so ancora, perché la bellezza di questo percorso, questo modo di fare musica è poter sfidare se stessi, soprattutto musicalmente per andare chissà dove.
Ci racconti come sei arrivata al titolo del tuo attuale lavoro Comè grande enfermidade e alla scelta di esplorare le cantigas?
Le Cantigas, come dico in concerto, sono dei canti di Alfonso X del 1100, 1200 dove si incominciava a sentire linfluenza della musica araba e della musica popolare. Mi è piaciuto il titolo di questa sua cantiga Comè grande linfermità.
In realtà sono delle processioni, dei canti, con cui la gente declamava i miracoli che la Madonna faceva curando le infermità fisiche e mentali. Mi è piaciuto il titolo proprio perché molto attuale, quanta infermidade abbiamo ancora nellumanità? Quindi mi è sembrata molto moderna, vicina ai nostri tempi.
Il titolo originale era: come la grande infermidade, che ho in parte italianizzato in Comè grande infermidade.
Come stavo dicendo la musica antica, medievale per me ha un grande fascino perché con la sua semplicità dà molti spazi per creare e spesso alla fine diventano addirittura composizioni totalmente mie. Nel mio disco precedente Medieval zone ho rielaborato un brano in spagnolo ebraico Spagna sè perduta perché mi piace fondere la cultura mediterranea con la cultura scozzese, irlandese, perché come sai sono di madre gallese, ho anche quelle radici nel sangue, mi piace quindi proprio unire, far incontrare queste culture. Ho sempre fatto musica contaminata, anche il progressive, per cui non faccio altro che continuare a fare oggi quello che facevo allora con una ricerca basata più sullo studio. Ovviamente non rifarei mai un brano antico uguale a se stesso, perché la cosa non mi stimola, non mi interessa.
Anche per il gusto di esprimere una propria interpretazione, vero?
Certo e non sono la sola a fare questo tipo di ricerca: i dead can dance di Lisa Gerrard, diversamente è chiaro, anche Elizabeth Fraser dei Cocteau twins, Loreena mcKennitt che fonde la cultura celtica con quella indiana.
La mia ricerca si aggira tra la Spagna, la Galizia, il Portogallo, Napoli, lIrlanda, la Scozia, e lesperienza con lavanguardia mi ha reso più sperimentale anche nelluso della voce.
A proposito sia tu che tuo fratello Alan avete due voci splendide, quindi anche la mamma gallese immagino
Si, mamma ha una bella voce, ma anche mio padre aveva una voce stupenda
Una dono che ho coltivato ovviamente, anche se ho cominciato tardi, dopo aver fatto i dischi come Saint Just (73) proprio perché con questa voce acutissima volevo capire dove poter arrivare.
Intendi la musica come strumento di cura dellinfermidade del mondo, persino di terapia dellanima?
Certo, è anche terapia dellanima, perché dà coraggio, dà forza, dà emozioni.
A Bari quando ho fatto la presentazione del disco alla c.edit. Feltrinelli, una donna mi ha portato un libro, e ringraziandomi mi ha detto che aveva avuto nella sua vita varie tragedie ma che con lascolto della mia musica per la prima volta era ritornata ad essere felice.
Io stessa non riesco a comporre quando sono triste, mi è capitato di scrivere brani in momenti di malinconia che però definirei di malinconia serena. Ma il momento migliore per me è quando mi sento tranquilla ed equilibrata.
Ora il momento creativo lo posso anche provocare, non devo più attendere lispirazione, se decido di comporre un brano a cui sto lavorando, lo faccio perchè li sento dentro di me gli strumenti che mi servono.
Autrice di testi e musiche, arrangiatrice ma soprattutto interprete con qualità e doti tecniche superlative, si apprezza nel tuo ultimo disco lutilizzo della tua voce anche come controcanto, o come sovrapposizione corale. Una formazione musicale la tua aperta a contaminazioni anche linguistiche, ad influenze musicali, alla ricerca di un amalgama di culture diverse. Sicuramente è limitativo considerarti solo una cantante, una vocalist
Innanzitutto mi definisco una cantante e musicista libera. Quando decido di registrare un disco difficilmente accetto contributi o interferenze.
Lo stesso fonico lo devo conoscere, sono molto esigente, proprio perché amo seguire tutto il progetto musicale dallinizio alla fine. Quando decido di far partecipare altre persone è perché queste sono speciali, come per Marcello Vento il cui apporto umano e musicale è stato fondamentale.
Il disco lo abbiamo mixato insieme e con il direttore artistico Ninni Pascale della Polosud (casa discografica napoletana). Lavoro in equipe solo quando sento le persone in sintonia con me e con quello che sto facendo. Devono avere la mia fiducia
cè una cosa che forse nessuno sa: il chitarrista che suona nei miei dischi (Stefano De Santis), che non suona però nei miei concerti perché è un folle, è molto vulnerabile, e suona solo con me.
E il Syd Barrett di Jenny Sorrenti?
Si esatto, (ride). Con Stefano passo molto tempo per incidere, ha bisogno di tranquillità, anche lui non vuole interferenze. Ha unanima bellissima e non cè bisogno di tante parole con lui come con Marcello, hanno piena libertà di espressione, ma questo vale solo per loro.
Tu mi chiedevi se è limitativo considerarmi solo una cantante, si sicuramente, anche se attraverso la voce credo di poter esprimere completamente me stessa. A volte ho delle sensazioni quando faccio i concerti come se con la voce potessi fare o dire qualunque cosa. E il mio modo migliore per esprimermi, ma non mi basta.
Hai utilizzato lingue antiche in spagnolo, ebraico, catalano, galiziano, portoghese, ed il napoletano per una ricerca di nuove musicalità legate ai suoni, alla fonetica strettamente linguistica o per linnamoramento nei confronti di queste culture musicali?
Sicuramente tutte e due le cose, le sento molto legate. Sono culture per me molto passionali, che raccontano di passioni e sentimenti ed il linguaggio li esprime in modi diversi. Nel mio brano spagnolo El rey de Francia ci sono anche delle parole difficili da pronunciare che però esprimono un sentimento, una musicalità che arriva anche se non si conoscono le parole. Anche in Medieval zone nel brano Amar amigo, dove cè una donna sulla spiaggia che aspettava il suo uomo, pescatore, che tornava dal mare, cera in queste parole il sapore di questa immagine, di questa cultura (la Galizia). Il loro modo di sentire, di cantare, che arrivava anche senza comprendere le parole.
Infatti se cerco una definizione per le tue interpretazioni musicali mi sembra che vogliano esprimere soprattutto un grande trasporto emotivo, emozione ma anche raccoglimento. Sei daccordo?
Emozione e raccoglimento, si, poi a me piace molto la musica sacra perchè cantare è un po come pregare nel senso di un contatto spirituale con se stessi, quindi di raccoglimento. Infatti non canto alle feste e con gli amici, non canto spesso per allegria, mi piace cantare per esprimere delle emozioni intense, quindi anchio ho bisogno di raccoglimento.
In particolare nel disco si sentono molto in evidenza le percussioni, i fraseggi ispirati della fisarmonica piuttosto che gli arpeggi di chitarra, per creare insieme un suono raffinato, molto sognante e volutamente con sonorità acustiche, cosa ci puoi dire del contributo, dellapporto del tuo gruppo?
E stato molto importante il re-incontro con Marcello Vento che conosco dalletà di 16 anni e che ho conosciuto sul lungomare di Scauri, tra Formia e Gaeta. Ci siamo persi di vista e ci siamo ritrovati 4-5 anni fa, nello stesso periodo ho conosciuto Vincenzo Zenobio che ha contribuito al disco Medieval Zone (2001). E lincontro con questi musicisti che mi ha permesso di esprimere liberamente quello a cui stavo lavorando. Perché penso che lartista non sia mai solo, i musicisti che suonano con me mi hanno dato sempre moltissimo, in particolare Marcello che mi ha dato il ritmo, lallegria, lapertura alla gente. Quel ritmo che avevo con i Saint Just ma che avevo messo da parte, infatti nel prossimo lavoro ci sarà più potenza e non solo ritmica.
Marcello mi ha dato ancora di più la possibilità di esprimere con coraggio la mia vocalità, e quindi gli devo molto. Vincenzo Zenobio, come tu hai detto, ha dei fraseggi con la fisarmonica molto ispirati, infatti suona sempre come me anche nei concerti dal vivo. Molti brani nascono proprio suonando dal vivo, come questa sera dove abbiamo anticipato un paio di brani nuovi e anche gli arrangiamenti sono sempre sviluppati provando e suonando insieme.
Si, i musicisti che sono in perfetta sintonia contribuiscono tanto a far uscire quello che hai dentro, perché altrimenti comporre diventerebbe un percorso solo dentro se stessi.
I media purtroppo non danno adeguato spazio alla musica di qualità, per questo ben vengano i concerti live, ma so che grazie al web stai lavorando per far conoscere meglio le tue influenze musicali, e la tua musica ce ne vuoi parlare?
Si, non avendo il supporto dellinformazione di massa, tv e radio
anche se la critica, i giornalisti hanno sempre apprezzato i miei lavori. Sono contenta di lavorare così, anche con grandi sacrifici, ma con più libertà. Non credo che si possa stare nel mercato con una propria verità totale: è difficile, ci si deve piegare a compromessi.
Internet ha aiutato molto noi musicisti in questo, curo due siti internet:
www.celticanapoletana.it e
www.jennysorrenti.it.
In particolare questultimo ha anche il contributo letterario di un ufficio stampa curato dal giornalista Pietro Andrea Annicelli.
Laspetto stimolante di internet è che quando ho deciso di rientrare in sala di registrazione per medieval zone, partecipai ad un forum di newsgroup di musica progressive, annunciando che stava per uscire medieval zone, ho ricevuto una valanga di benvenuti, di messaggi che mi hanno emozionato, non pensavo di avere così tanta gente che mi ascoltava. Quella sera ho capito che in realtà era come se non avessi mai lasciato la scena musicale.
Perchè avevi lasciato un segno nelle persone che ti conoscevano... una cosa simile lho sentita dire anche da Tito Schipa Jr che ristampando la versione originale di Orfeo 9 nel forum del sito è rimasto meravigliato di quanta gente lo amasse ancora dopo 30 anni.
Si, grazie ad internet è bello vedere quanta gente ti segue.
Ho scoperto dei siti web che vendevano anche i miei dischi in Giappone, Corea, Usa, ecc., quindi per artisti come noi che ci auto-produciamo, indipendenti, questa fantastica finestra sul mondo è un grosso aiuto.
Andare in televisione, oltretutto con uno spettacolo così coinvolgente anche visivamente?
Si, però a me non piace, da una parte difficilmente mi farebbero fare quello che più amo e quindi preferisco essere libera e non andarci, dallaltra i dirigenti televisivi non conoscono altra musica e hanno poco tempo per ascoltare le nuove produzioni.
E un periodo di una pochezza enorme, di grande infermidade.
Ronago, 9 settembre 2006 |