 |
|
SABATO 10 MARZO - ore 21 - MONTANO LUCINO - Teatro Smeraldo, via S.Giorgio
|
|
ROCK PSICHEDELICO & BLUES ELETTRICO
CHEAP WINE
|
Lavventura dei Cheap Wine ha inizio a fine anni ottanta, quando quattro ragazzi di Pesaro iniziano a suonare per sfuggire alla chiusura della vita provinciale. La formazione, che non muterà più, vede Marco Diamantini (voce, chitarra) affiancato dal fratello Michele (chitarre), da Alessandro Grazioli (basso) e da Francesco Zanotti (batteria).
I quattro cominciano a seguire le strade del rock americano con testi cantati in inglese vicini alla scrittura di autori noir come Jim Thompson e James Lee Burke e beat generation come Kerouac e Bukowski e con una grande tensione verso le sonorità underground di Dream Syndicate, Green On Red e del Neil Young più elettrico.
Le prime canzoni descrivono una realtà desolata. "Pictures ( 1997 ) segna linizio di una produzione discografica di altissimo livello, per nulla inferiore a quello delle band americane alle quali i Cheap Wine si ispirano. Brani come Oh no! o Invisible esprimono un desiderio di fuga non ancora attuato e rivendicano con fierezza la diversità dei protagonisti e mostrano già alcune peculiarità della band tra cui una evidente ispirazione cinematografica della scrittura.
Con A better place (1998) si inizia ad intravedere uno sbocco che prende forma nel lato più oscuro della città, quello in cui si rispecchia uninteriorità tormentata: Dark angels, Dangerous game e Broken dream sono pezzi di notevole impatto sonoro, con testi che esaltano scelte di vita alternative: la guerra e la devastazione sono protagoniste e la fuga è più che un desiderio.
Tutto lascia presumere un nuovo balzo in avanti che si compirà di lì a poco. In Ruby shade, 2000 la fuga si compie, come emerge da pezzi come Bad guy e Devils on my side. I personaggi delle canzoni impugnano le armi e puntano verso il Messico, frontiera lontana ma unica via possibile per i propri sogni. Il viaggio presuppone un carico di fede illimitato (Keep on searchin' and you'll never die) che permette di non smarrirsi neanche quando si è perduti o cacciati. Pezzi come A blaze in the dark e Set up a rocknroll band sono ancor oggi punti fermi nei live shows della band, mentre Mary, in chiusura del disco è una ballata condotta da una bruciante chitarra.
Un disco splendido, che ottiene un notevole airplay in America, in Inghilterra, in Germania e nel resto dEuropa, ma che in Italia non porta al gruppo una fama commisurata al talento: per i Cheap Wine non vi è molto spazio nel sistema musicale italiano. Il loro è un caso unico nel nostro Paese: non esistano infatti altre band con una storia di dieci anni di autoproduzione e autogestione. The dark side ( 2000 ) focalizza la propria poetica sul lato oscuro ovvero quella parte dellinteriorità apparentemente più marginale, relegata nei bassifondi dellanimo e della realtà.
Lumanità presa a modello (fuggiaschi, criminali, reietti) è la diretta conseguenza di questa attenzione verso la parte più recondita del sé. Fondamentale è la lettura di Jim Thompson, autore di capolavoro noir The killer inside me.
Quando cantano del buio, del deserto, di prigioni, di armi, di città devastate, di serpenti e di diavoli, i Cheap Wine danno una forma simbolica ad unesistenza al limite: ciò che interessa è luomo che vive in condizioni estreme, al di là delle opprimenti regole del sistema. Spesso la molla è lodio, ma anche il sogno e lamore sono sensazioni che portano a perseguire lobiettivo rifiutando qualunque compromesso.
A dimostrazione della loro crescita, i Cheap Wine incidono un concept album Crime Stories, 2002 sul tema del crimine, un disco basato su di una spinta prepotentemente rock e su ballate spettrali ed intriso della tensione di chi vive ai limiti (ed oltre) della legalità, Come il suo predecessore anche Moving (2004) è un disco a tema: largomento questa volta è il viaggio.
I Cheap Wine approfondiscono la loro poetica: la fuga, il deserto, lillegalità e linquietudine sono i temi preferiti, mentre la strada è un luogo da cui partire facendo terra bruciata delle influenze, dei sogni e di qualunque dimensione imposta dalla realtà. La tensione di Crime stories si fa ribellione e non risparmia nemmeno One more cup of coffee di Dylan che diventa una dura ballata alla Cheap Wine. Pezzi come Move along, Snakes e Haze all down the line sono travolgenti cavalli di battaglia dal vivo.
Forti del bagaglio sonoro e narrativo accumulato con gli ultimi dischi, i Cheap Wine chiudono il cerchio con Freak show (2007): le canzoni, dalla struttura musicale molto solida con inserti vocali rafforzati, guardano più verso lesterno e vanno a colpire la follia umana constatando una realtà perversa, aggrovigliata su sé stessa. |
|