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“Tutte le lingue hanno un pensiero
ogni alfabeto ha il suo segreto,
dove la terra saprà unirsi al cielo
userò un consiglio al posto di un divieto"
Ashoka - Calicanto
CALICANTO
L'intervista
Di Claudio Giuffrida


Intervista concessaci gentilmente da Roberto Tombesi (Calicanto)


Visto che state festeggiando i vostri 25 anni insieme come Calicanto e con 12 cd alle spalle è inevitabile chiedervi un bilancio di questi anni trascorsi a coltivare la vostra passione per il folklore.

Ci vorrebbe un libro. E ci stiamo pensando visto anche che recentemente uno studente si è laureato all'università di Padova con una tesi su Calicanto...
Ma a parte questo, se devo essere sincero (essendo con mio fratello il fondatore del gruppo),quello che oggi sento è la gran fatica che abbiamo messo in questa avventura che ogni tanto mi pare una follia. Da fuori credo che oggi il gruppo dia un'immagine coesa, forte, piacevole, ma quanto lavoro....quante discussioni, limature, filosofie, discorsi, equilibri. A volte mi pare anche un piccolo miracolo di vita quotidianità (di cui magari solo pochi si vorranno occupare) aver resistito così a lungo senza cedere a facili lusinghe, compromessi e soprattutto senza aver mai fatto (grosse) baruffe. Di questo sono particolarmente soddisfatto, e mi fa piacere quando qualcuno, al di là della musica, apprezza la qualità delle persone che fanno parte del gruppo e l'armonia che ci lega.
Riguardo la parte più artistica noto che negli ultimi anni tutto sembra più facile, molta gente anche fuori dal Veneto ascolta la nostra musica...non so bene cosa sia....mi pare che fossimo bravi anche prima ma ultimamente forse l'unità che ci lega è più avvertibile, si riverbera anche sulla musica, la gente se ne accorge e questo forse fa la differenza e... arrivano i premi (finalmente) sia in Veneto che in Francia (Academie Charles Cros).


Mi piace come Adorno definisce il termine tradizione, dal verbo “tradere” col significato di “trasmettere”, che è probabilmente anche la motivazione più forte di chi fa ricerca musicale o etno-musicale in modo autentico, secondo voi c’è ancora la possibilità, nell’ambito della tradizione del folk, di sviluppare il patrimonio culturale lasciato dal passato?

Certo, basta vedere in quanti modi oggi, soprattutto all'estero, si declina la musica tradizionale. Il fatto di essere sovente chiamati a partecipare a festival internazionali ci fa scoprire con quali animi diversi nel mondo ci si avvicina alla propria tradizione.Purtroppo in Italia si fa una gran fatica a parlare di queste cose...
non finirò mai di sottolineare quanto devastante sia stata (e continua ad essere in Italia) la colonizzazione musicale anglo-americana che continua a far apparire (specie alle nuove generazioni) la musica di tradizione come qualcosa di cui vergognarsi....Bisogna frequentare qualche festival irlandese, spagnolo, francese per capire quale patrimonio abbiamo perduto e rendersi conto di quanto goffi e provinciali siamo quando facciamo il verso (cover) a quelli "veri".


La vostra musica mi sembra in buon equilibrio tra innovazione e tradizione, rigore e nuovi linguaggi, soprattutto per la cura e l’originalità degli arrangiamenti, la scelta degli strumenti, da dove proviene l’ispirazione musicale del vostro repertorio e i vostri gusti musicali sono affini?

Quello che dici mi fa un enorme piacere. Questa fusione era da sempre tra i nostri obiettivi, ci abbiamo messo un po' ad arrivarci ma oggi sentiamo che ci siamo, che così ci piace, che così si avvicina il passato e il futuro, il vecchio e il giovane (intelligente). Non so se ci sia una ricetta in tutto questo, quello che posso dire è che da sempre si è cercato di dare spazio alla creatività e alle specificità di ciascuno (musica classica, jazz, antica.... ) alla fine poi c'è qualcosa che filtra, che raffina ( nel senso che elimina il superfluo, l'estraneo,...). Forse rischio di essere presuntuoso ma credo che a questo equilibrio non sia estranea la mia laurea in architettura e un certo gusto estetico che forse traspare anche dalle nostre copertine e che credo sia stato recepito e interiorizzato anche dai più giovani del gruppo.


Avete lavorato molto anche con il recupero di canti di tradizione orale, alla ricerca di prodotti genuini, non omologati, come reagisce il pubblico al di fuori del veneto o dell’italia all’uso del dialetto veneto?

Mi pare oggi la gente non si faccia molti problemi. Si lascia trasportare dai suoni e dall'immaginazione ( come noi del resto quando sentiamo un coro sardo o una cantante bulgara). Devo dire che la nostra musica, specie all'estero (grazie anche agli accorgimenti scenici che spesso usiamo), risulta particolarmente evocativa e salvo qualche breve e necessaria presentazione e spiegazione di qualche brano, tutto scorre piuttosto fluido.


La musica ispirata e di qualità spesso ha il magico potere di far emergere i nostri archetipi, di farci riconoscere le nostre radici più profonde in contrasto con una produzione musicale che invece produce solo omologazione del gusto, ci fa sprofondare nella globalizzazione che appiattisce e livella, incapace di valorizzare le proprie diversità, identità culturali ed appartenenze. Come vi piace definire la vostra musica ed il vostro suonare insieme?

Ci piace pensare ad un paesaggio dell'anima. Noi parliamo certo del nostro Veneto, del nostro Adriatico, lo facciamo alla nostra maniera, rispettosi di un equilibrio tra le nostre radici e la nostra creatività; sappiamo tuttavia che le emozioni che animano i nostri canti di lavoro,le nostre danze, non sono poi tanto dissimili da quelle di altre latitudini, il bello è riuscire a far leva con la nostra musica su un immaginario condivisibile.
Riguardo il nostro suonare insieme mi piace pensare sia frutto di una sana passione artigiana. Ormai dopo tanti anni ci troviamo ad occhi chiusi ed è bellissimo scoprire in certi momenti, in certe emergenze che ognuno riesce ad essere sorretto,supportato, stimolato dall'energia e dalla collaborazione degli altri. Nonostante ci siano state nel corso degli anni vari cambiamenti di organico questa collaborazione non è mai venuta meno ed è questa una delle cose che rende il nostro gruppo un po' speciale: non ci sono prime donne o numeri uno ma il risultato del collettivo fa in modo che 3+3 fa quasi sempre 8. E questa inspiegabile magia ci stimola e ci fa continuare l'avventura.

Claudio Giuffrida