La musica del mondo tra la tua finestra e l'orizzonte...
FORUM
ANTONIO BRESCHI TRIO
< back
Nome: Pier Paolo Calcagno
Inserito il: 3 marzo 2007
Messaggio

Ho iniziato a leggere l'intervista ad Antonio Breschi. Devo rileggerla meglio, in quanto oggi sono di fretta. Per quel poco che ho già intuito, ci sono alcune cose che mi "allargano il cuore", nel senso che condivido molto il suo rifiuto per certa canzone politica (e mi piace che ricordi quelle frasi di Victor Jara), rifiuto di certa retorica "populista" e anche  "violenta".
Vi sarei grato se mi forniste la data dell'intervista che compare sul Vs. sito.  
Inoltre, se non sono invadente nel richiederVi come posso fare, mi piacerebbe poter scrivere qualcosa direttamente a Breschi, dato che uno degli album più "cari" rimane per me il suo Irish Meet The Blues. Conosco le sue interpretazioni irlandesi dal 1980 e dai tempi dei Whisky Trail.
Vi ringrazio, per la disponibilità e cortesia.

Pier Paolo Calcagno

Nome: Claudio
Inserito il: 4 dicembre 2006
Messaggio

Cari amici, se non sapete cosa regalarvi o regalare per queste feste mi permetto di consigliarvi un cd di Breschi che non mi stanco mai di ascoltare e che sono sicuro possa soddisfare il gusto ed il palato di tutti i fan della musica di qualità: "the world piano journey" ordinabile sul sito www.ethnicpiano.com.

Non perdetelo è veramente fantastico!

Claudio Giuffrida

Nome: Claudio
Inserito il: 5 ottobre
Messaggio

Questo forum ha ripreso vita con l’entusiasmo per un musicista che, noto con piacere, ha suscitato interesse e apprezzamenti. Questo sicuramente fa bene a chi organizza e crede in musicisti che meritano di essere meglio conosciuti, ma anche nel nostro dialogo di appassionati. Ed è un orgoglio anche scoprire nel pubblico di musica in collina, grandi doti di competenza e “palato fine”: un incentivo questo anche per Giulio Bianchi a percorrere le strade meno battute ma per questo spesso più ricche di buone sorprese.
Penso dia soddisfazione a tutti credere in questa manifestazione che unisce la musica di qualità con l’intrattenimento, la gratuità dei concerti con l’evento culturale che difficilmente trova altre finestre dalle nostre parti. E non è poco importante il coinvolgimento degli enti del territorio che hanno sempre dimostrato sensibilità ed attenzione davvero apprezzabili.
Detto questo, agli estimatori di Breschi posso assicurare che il musicista non sarà perso di vista, che anzi ha progetti per collaborazioni future dalle nostre parti e vedremo di darne notizia.
In particolare il sottoscritto ha avuto la fortuna di ascoltare un demo fattomi sentire da Breschi con registrazioni inedite insieme a Gabin Dabirè e di averle trovate di una bellezza sconvolgente…
Una collaborazione che porta i due musicisti ad esplorare nei territori sonori e musicali dell’Africa, con i ritmi ed le magie di questo fantastico continente.

Nome: Umberto
Inserito il: 3 ottobre
Messaggio

"Los ejes de mi carreta" è un brano popolare della pampa argentina e specificatamente della provincia di Cordoba, un poco al nord di Buenos Aires.
Breschi ha evocato questo silenzio e simpaticamente ha detto che, contrariamente e un po' contro corrente, lui è uno di quelli che detesta il silenzio.
Nella sua interpretazione ha bene evocato questa realtà del silenzio di cui il gaucho non ha bisogno (...no necesito silenzio ...no tengo en que pensar...)
Un silenzio che ha bisogno di esorcizzare e rompere nella solitudine e monotonia degli immensi orizzonti della pampa proprio attraverso il rumore delle ruote del carretto che, come un canto, mancando di grasso, ("mi dicono trascurato perchè non metto l'ingrasso alle ruote") cigolano ed offrono la sola compagnia ed il solo intrattenimento in una giornata senza fine. (sin nada que me entretenga...)  Ecco... volevo dire a Breschi che mentre il suo canto richiama bene questa realtà, gli incisi pianistici (gli spazi armonici-melodici-ritmici  utilizzati nel contesto della canzone e ancor di piu' nel passaggio da strofa a strofa, la ritmica e l'accompagnamento di Breschi piuttosto jazzistici ed un po' rochettari (cosi mi è parso di recepire) non mettono in rilievo l'aspetto primario di questo brano musicale. L'accompagnamento ed il ritmo deve evocare il giro della ruota, lenta, quasi ostinatamente rotonda ed uguale, lo spasimo ossessivo della monotonia, quasi far intravvedere il leggero dondolio del carretto e le sue ruote che si affondano nelle buche... insomma una ritmica di milonga che non ti posso trasmette a parole ma che mi piacerebbe far sentire a Breschi e che sicuramente da questo commento intuirà.

Umberto Gatti 

Nome: Picomar
Inserito il: 2 ottobre
Messaggio

Il musicista c'è, l'uomo anche. Sembrano usciti da un pub dopo un'allegra serata di musica birra e storie. E' forse l'Irlanda, ma non solo. Brevi accenni verdi per indicare un percorso, più percorsi, quasi una teoria. La Musica prende vita, non solo nelle note, ma anche nei pensieri d'uomo che le sostengono, le lanciano nell'aria e le intrecciano con quelle di molti altri vissuti anche secoli prima. Così la vita può continuare, della musica e degli uomini. Anche una serata in un borgo di provincia diventa il centro perfetto della musica, perchè lei è tutta li, a raccontarsi, a farsi vedere e a farsi sentire.

Nome: Umberto
Inserito il: 1 ottobre
Messaggio

Bel talento questo compositore e pianista! Non solo per il livello del suo pianismo che ho molto apprezzato. Ho avuto subito la sensazione, dopo un inizio disturbato dovuto ad un fattore di illuminazione, che fosse in grado di spaziare con disinvoltura su ogni orizzonte: classico, jazz o new age. Piacevole, semplice e simpatico il modo di presentarsi e di interagire col pubblico attraverso la parola. Una sorpresa questo concerto, ben al di là delle mie aspettative per un teatro di provincia. Uomo d'arte e di cultura. Fine, profondo, profetico l'apporto del suo pensiero che coglie per esperienza tramite l'arte e non solo per teoria il significato ed il valore della tradizione e dell'etnia. Volitivo, forte il tocco, poderoso ma sottile quando occorre. Incantevole la figura della "bella e giovane vestale" in abito verde (la figliola) che lo ha accompagnato al tamburo bodrhan con quel tocco leggero e non facile su ritmi spezzati da sviluppi melodici pittosto complessi. Affascinante il suono della cornamusa e la maestria del solista Mc Hugh. Per l'arte espressa e per l'apporto pedagogico avrei auspicato in platea una presenza maggiore di giovani. Ma chi poteva immaginare tanto?

Umberto Gatti