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Concerto Bloomy roots
10 SISTERS REGGAE BAND
di Claudio Giuffrida
Bulgarograsso 16-06-07
Nonostante il poco tempo disponibile per il concerto (vedi forum) le ragazze di questa inusuale band ci hanno dato prova di grande professionalità e di fresca ispirazione.
Portavoci dellla musicalità reggae hanno presentato i loro brani impreziositi da arrangiamenti originali, perfettamente equilibrati e con un contributo determinante di ogni singolo strumento. A partire dalle percussioni marcate e precise di Manuela Monni alla batteria e di Claudia Venturini alle congas, sorrette e accarezzate dal basso pulsante di Silvia Montesi. La sezione dei fiati, i sassofoni contralto e tenore di Monia Bevilacqua e Marta Martino hanno dato il "respiro" più caratterizzante del sound Bloomy-roots, compensando anche l'assenza al trombone di Raffaella Pescosolido. Daila Lupo a scandire con la sua chitarra ritmica i marcati backbeat dei brani e Mirta Cocco a cantare e a far risuonare sulle tastiere melodie in contrappunto.
La giovanissima Fabiana Testa con la sua grintosa chitarra solista (luccicante di bellissime fiamme d'acero e con potenti hambucker) dai marcati toni rock-blues, jazzy dagli echi sartriani a dare personalità e colori ancora più caldi al sound del gruppo.
La voce sicura e ricca di sfumature di Germana Gallorini capace di trascinare con grinta e simpatia il groove del gruppo.
Cantando in italiano ed in inglese questa vocalist sa esprimere tutta la gioia e la comunicatività di questo genere musicale, il desiderio e la volontà di condividerne i messaggi di quello che è anche uno stile di vita. Con un sorriso irresistibile, con i suoi lunghissimi e bellissimi dreadlocks Rasta a danzare nell'aria, ci ha regalato una presenza carica di femminilità dolcissima e sensuale.
Ritmi, colori, melodie immediate, ci hanno trasportato in una atmosfera magica con una musicalità solare e trascinante. Arricchita da una genuina umanità di chi crede nel rispetto di tutte le tradizioni, nelle vibrazioni coinvolgenti che uniscono in sentimenti positivi, nella ricerca di proprie radici autentiche. (Respect, Jah vibe, Save the roots, Radici nascoste). Valori che rimangono ancora rivoluzionari in un mondo (la babilonia moderna) che continua ad essere diviso, violento, senza più riferimenti condivisi.
Ci rincuora questo esperimento di un'ensemble di artiste "piene di luce", animate da un amore sconfinato per la musica e marchiate dalla passione più autentica: fare musica che curi il nostro cuore.

Nella gallery troverete le foto tratte dal loro sito: myspace.com/bloomyroots dove ci sono anche alcuni loro video.
Ma veniamo all'intervista con la simpatica e gradevole partecipazione a più voci di Germana, Silvia, Fabiana e Marta.
Comè nata la vostra band? Come vi siete conosciute e avete deciso di suonare assieme?
Silvia: Io e Germana ci conosciamo da quando avevamo 16 anni. Lei suonava la chitarra ed io le percussioni. Suonavamo insieme fino a quando abbiamo avuto la fortuna di conoscere altri ragazzi di un gruppo che faceva musica reggae. Con loro abbiamo suonato per diverso tempo finchè abbiamo subito una sorta di maschilismo all'interno del gruppo e quindi abbiamo deciso di staccarcene e di formarne uno nostro. Abitando a Roma andavamo alle serate reggae dove c'erano tante ragazze e ci siamo dette, figurati se fra di loro non ci saranno anche delle brave musiciste. Abbiamo cercato un pò con il passaparola, con gli annunci, con internet, ma piano piano abbiamo trovato, anche se con molte difficoltà, tutti gli strumenti, che non son pochi visto che siamo in 10....
Germana: E' nata principalmente come una sfida, un proposito, un sogno e abbiamo avuto la soddisfazione più grande proprio nel mettere insieme un gruppo di donne musiciste, questa è la nostra formazione attuale, ma abbiamo avuto altre formazioni.
Silvia: E' sempre difficile ritrovarsi dopo anni, per cui è stato inevitabile anche cambiare gli elementi. E' stata un'esperienza particolare anche scoprire le varie dinamiche in un gruppo di tutte donne: il feeling che si crea, le intese sottili.
Germana: Un gruppo al femminile ma non femminista, anche questo è un tipo di messaggio che può essere strumentalizzato.
Vero, in gruppi femminili punk o metal questa vocazione femminista è invece molto netta, molto forte.
Germana: E' conseguenza del fare un genere orientato al rispetto, che privilegia tradizione, il messaggio positivo, il messaggio d'amore. Non vogliamo imporci come uno strumento solo ideologico.
Come nasce una brano delle Bloomy roots?
Germana: Ogni brano ha una sua storia, ogni pezzo può avere contributi diversi, è senz'altro anche un lavoro corale. Io e Silvia scriviamo i testi, a volte li arrangiamo direttamente, a volte portiamo i brani sono forma di materiale scritto al gruppo che viene poi strutturato con il contributo degli altri .
Facciamo anche delle cover, un pezzo di Marley, ma apparteniamo anche alla cultura meditterranea e questo ci piace. Noi nel nostro piccolo vogliamo far arrivare questo nostro messaggio partendo dalle nostre radici, perchè è una musica che parla di radici, di cultura, della nostra cultura italiana. Scriviamo sia in italiano che in inglese.
Un gruppo così numeroso può lavorare tanto sugli arrangiamenti, su diverse influenze, vero?
Germana: Si, ognuno di noi porta le sue influenze, che sono importantissime, soprattutto porta la propria essenza.
Bloomy roots, sono le radici che fioriscono... un senso delle radici che avete molto marcato.
Silvia: Si, c'è la forza delle radici mitigata però dalla delicatezza del fiore, dei germogli. E' un nome che ci definisce bene
Nel reggae gran parte dei brani parlano di lotte dei poveri e di emarginati dal potere, chi è o chi sono i protagonisti delle vostre storie?
Germana: Si sono anche i protagonisti delle nostre storie, ma senza che questo debba diventare un messaggio solo politico, ma un messaggio più globale. Nel messaggio del rispetto, come questa sera, dedichiamo dei nostri pezzi ai bambini, perchè rappresentano il nostro futuro e nel contempo sono le nostre radici. Abbiamo testi in una vena apparentemente spiritosa, per parlare del senso della superficialità, della banalità che copre tutto il resto come un velo. Abbiamo un pezzo che parla della televisione come di un mezzo che non riesce a diffondere nessun messaggio di verità, ma solo la notizia che deve colpire. Andando su internet o sui giornali si scopre altro di quello che accade dietro le notizie e che non se ne vuole parlare: in particolare di temi di morte, di sfruttamento, di messaggi che diventano solo di sottofondo.
Il reggae è un genere caratterizzato dalla coralità, nel senso di collaborazione profonda dei musicisti e da una irrilevanza degli assoli; un'altra sua caratteristica tipica è la ripetitività, nel senso di ripetizione quasi ossessiva/ipnotica delle stesse strutture ritmiche e armoniche
Quali sono i vostri riferimenti musicali, le ispirazioni che più amate?
Silvia: Il reggae è uno stile che non vuole avvalersi troppo della tecnica, tutti i pezzi reggae sono caratterizzati dalla ripetitività, da una vena di tristezza nella melodia, che inviti alla riflessione, i nostri pezzi non si differenziano molto da quello di altri artisti reggae. Il nostro principale punto di riferimento è Bob Marley, ma il reggae è anche quello di altri musicisti, da noi purtroppo sconosciuti; Johnny Clarke, Johnny Osbourne di cui facciamo anche una cover, Burning Spear amico di Marley che purtroppo non è mai citato, Peter Tosh, i gruppi storici degli anni 60-70 come gli Inner circle, Abyssinias, Heptones, ecc.
Fabiana finito il concerto mi parlavi delle tue influenze musicali (anche fusion e jazz) e devo dire che la presenza nei vostri brani di assoli, non solo della lead guitar ma anche dei sassofoni, smentisce in parte quello che dico nella domanda...
Marta dice Bless.
Fabiana: Si, ci tenevo a sottolinare il fatto che questa ripetitività dei motivi e delle ritmiche viene dal blues, ma le radici sia antropologiche che musicali vengono dal senso di frustrazione di qualcosa che manca, la ripetitività è fondamentale perchè sostanzialmente è un lamento, un marcare cha va però a buon fine perchè esorcizza la sofferenza.
Verissimo, infatti è un genere con una connotazione musicale molto solare e ottimistica.
Esatto, esatto.
I capelli rasta che costituiscono la realizzazione materiale di un voto biblico, i DREADLOCKS, simboleggiano la criniera del re della foresta, il leone che porterà verso la liberazione. Sono più un simbolo o un bisogno di riconoscersi, di appartenenza?
Silvia: Si è il nostro modo più immediato di avvicinarci alla cultura giamaicana, rastafariana. E' anche un segno di appartenenza, che io sento più filosofico che religioso.
Germana: Si, anch'io sono d'accordo con lei.
Se il movimento rastafari da un punto di vista religioso ci può essere lontano, molto più coinvolgente è invece nei valori che incarna. Bob Marley diceva:
"Io sono certo che la gente ascoltando la nostra musica, ballando i ritmi che noi proponiamo, comprenderà anche le parole, i messaggi che sono indissolubilmente legati alle nostre canzoni. Noi invitiamo il popolo a combattere spiritualmente, non fisicamente. Il nostro è quindi un messaggio di pace, di fratellanza." (peace, unity and love=pace amore e fratellanza).
Vi ritrovate in tutto questo?
Germana: Siamo donne musiciste, siamo donne Rasta, ma c'è anche la consapevolezza di essere donne bianche, italiane, europee, di essere nella fusione di tutto questo.
Crediamo nel messaggio Rasta, ma vuol dire andare anche oltre, prendere questo tipo di messaggio e aggiungervi il nostro messaggio insieme.
E' vero il colpo d'occhio ci riconosce come Rasta ma vogliamo far emergere anche le idee, la cultura, la filosofia ed il senso di appartenenza alle nostre radici.
Lo scorso anno eravate a Osoppo, Udine: non tutti sanno che il Rototom Sunsplash è un appuntamento internazionale importante come European Raegge Festival, come è stato?
Germana: Per noi che amiamo questo genere di musica è un appuntamento importantissimo, perchè poi ci si ritrova da tutte le parti d'Italia, ma anche a livello europeo.
E' stato grandioso, peccato che da noi non se ne parli. Speriamo che le singole voci si facciano sentire e con uno scambio reciproco aumentino sempre di più.
Claudio Giuffrida
Bulgarograsso, 16 giugno 2007 |